La testa in palla

giovedì 1 novembre 2012

Paul Labile Pogba: tutto in una notte



A mente fredda e depurata l’esaltazione post gara, oggi mi sono riguardato un ampia sintesi del match di ieri.
Che sia stata la partita di Pogba se ne sono accorti tutti, però tolto il gol e l’assist, ciò che rimane è quello di cui vorrei parlare. Ho scritto “tutto in una notte” per sottolineare come ieri sera questo giocatore ci abbia realmente dimostrato il suo repertorio attuale in toto. Il turn over e l’ottima gara di Catania gli hanno dato un ulteriore posto da titolare come mezz’ala, in questo caso di destra, a sostituire Arturo Vidal, in un centrocampo che, tolto Pirlo, era privo di titolari. La curiosità era quindi doppia perché oltre al cileno mancava anche Marchisio, così come le due ali ed era inevitabile che servisse qualcuno in grado di effettuale quella mole di gioco e lavoro che i centrocampisti centrali juventini solitamente svolgono, coprendo un ruolo fondamentale nel gioco bianconero, a maggior ragione vista la mancanza contemporanea di Vucinic e Giovinco, capaci di inventare.
Pogba ha giocato una prima mezz’ora mostruosa, con una personalità pazzesca, con la calma e l’intelligenza nelle giocate di un veterano ma allo stesso tempo con l’imprevedibilità e la freschezza di un ventenne (che ancora non è). Il gol non è stato il primo, aveva già segnato magnificamente con il Napoli, ma dimostra la sua propensione offensiva. A questo va aggiunto un ottimo lavoro in copertura e qui si vede molto la mano di Conte. Mi spiego: lo scorso anno Ferguson, quando ormai il vociare di un mancato rinnovo era più che una supposizione, l’ha messo spesso in campo nei finali di gara, proprio nel tentativo di convincerlo a restare. Io quel giocatore l’ho visto, così come ho visto qualche partita del Europeo Under 19 di quest’estate, e posso assicurarvi che per quanto si vedesse chiaramente la classe e l’attitudine ad effettuare giocate non nella norma, una delle poche lacune era proprio la fase difensiva e l’attenzione nelle marcature. Ieri ho visto un giocatore in grado di sfruttare al meglio il fisico che madre natura gli ha fornito, senza eccedere nei contrasti, usando l’intelligenza tattica per leggere le giocate e le leve lunghe per arpionare il pallone (ho ancora negli occhi un recupero da dietro, in spaccata, senza commettere fallo degno del miglior Vidal). A questo si aggiunge una capacità di palleggio e una visione di gioco sopra la media: le statistiche parlano di 86 palloni giocati, 7 tiri e 8 palle recuperate. 
Nel gol di Quagliarella si sono viste le capacità tecniche e la velocità di pensiero, pallone liftato in verticale a scavalcare la difesa, messo con i tempi giusti sulla testa di un gigante come Giaccherini (167 cm), facile facile da mettere in mezzo. Un'altra qualità che è emersa è il tiro, e il fatto che sia assolutamente ambidestro. Sia il gol col Napoli che il palo di ieri sono arrivati col mancino, in un caso con una perfetta coordinazione e potenza, nell’altro dimostrando una sensibilità che molti faticano ad avere anche con il loro piede naturale. Per finire il colpo di testa, elemento fondamentale per un giocatore alto 188 cm, ma non scontato. Ieri ha fatto due gol (uno valido l’altro mah…), col Catania c’era andato vicinissimo.
Sono tutte rose e fiori? Ovviamente no, perché questo è solo l’inizio e si sa che il difficile viene poi, nel riconfermarsi quando tutti ti conoscono, nella costanza di rendimento e nel saper rimanere umile e con i piedi per terra nonostante il successo. Dalle poche interviste ho visto un giocatore ambizioso, non sbruffone, un giocatore sicuro di se, non che si sente arrivato, un giocatore che ha grande voglia di emergere ma che è consapevole di non avere il posto assicurato ne che può sedersi sugli allori. Un’incognita? Mino Raiola. Non ho nessuna stima per questo “personaggio”, attaccato ai soldi come pochi. La speranza però mi viene, oltre che dalle dichiarazioni del ragazzo, che mi sembra ben più maturo (non solo calcisticamente) di un diciannovenne, anche da un precedente: Pavel Nedved. Quando le qualità umane e la voglia di emergere e lasciare il segno vanno oltre il mero aspetto economico, anche Raiola può ben poco. La speranza quindi è questa, perché nel calcio, fortunatamente, non sono tutti Ibrahimovic. 


Mywo

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